In Svizzera si parla di noi!

Sulla pagina del settimanale svizzero Tessiner Zeitung dedicata all’Italia si celebra l’Amore!

Ecco la traduzione dell’articolo con l’intervista di Sarah, la giornalista che davanti a un aperitivo è riuscita a vederci per ciò che siamo:

Una coppia di fotografi per raccontare l’Amore con la fotografia

L’amore vero esiste: ne sono un esempio Sara e Alessandro, una coppia che cattura insieme i momenti più felici della vita. Ci si sente subito a proprio agio insieme a loro: lui con un dolce sorriso stampato sul volto, lei con una risata contagiosa. Ma non è sempre stato tutto rose e fiori, perché una tragedia ha messo a dura prova il loro amore. Ed è proprio dalle difficoltà che hanno dovuto affrontare che è nato “Meraki Photography”, con cui oggi la coppia vuole celebrare la vita e l’amore con ancora più forza.

Sara e Alessandro, qual è stato il percorso che vi ha portato alla fotografia?
A:
Avevo sei anni quando i miei nonni mi regalarono la mia prima macchina fotografica di plastica. Durante i viaggi in giro per l’Europa insieme ai miei genitori mi divertivo a immortalare ciò che più mi incuriosiva, soprattutto i paesaggi e le manifestazioni folcloristiche. È così che sono anche riuscito a vincere la mia timidezza. Ho iniziato poi a sviluppare le fotografie nella camera oscura insieme a mio papà, anche lui appassionato di fotografia. Poi, dopo alcuni anni in cui ho lasciato la macchina fotografica a impolverarsi, l’ho ripresa tra le mani e ho incominciato a frequentare corsi. Mi sono specializzato nella fotografia di teatro e di musica, e dopo un po‘ sono passato dall’altra parte della cattedra e al mio primo corso come insegnante ho conosciuto Sara… (Sara e Alessandro si scambiano uno sguardo eloquente e sorridono)

S: …. Essendo traduttrice e interprete, ero alla ricerca di un’altra forma di comunicazione, di un linguaggio che potessero comprendere tutti.  E quando ho conosciuto Alessandro al corso di fotografia è stato amore a prima vista.

Presto, però, il loro mondo di spensieratezza e felicità è andato in frantumi. Dopo un grave incidente sciistico, Sara non riusciva più a camminare ed è stata costretta a trascorrere a letto due lunghissimi anni. Aveva perso la sua indipendenza e Alessandro la aiutava nelle faccende e nei compiti quotidiani, come ad esempio farsi la doccia, lavarsi i denti e vestirsi. Per Sara il gesto d’amore per eccellenza. (A Sara iniziano a scendere le lacrime, Alessandro le accarezza dolcemente la schiena, lei si volta e mi dice: “Lo vedi? Ecco quello a cui mi riferisco. È in questi gesti che si nasconde tutto l’amore. Le formalità come la frase “ti amo” passano decisamente in secondo piano.)

S: In quel periodo così difficile, passavo le giornate a osservare le foto dei momenti più felici. Mi aggrappavo con tutta la mia forza alle cose belle della vita, all’amore. Da allora ho scelto di voler vivere e vedere solo la “bellezza”.

E così è nato Meraki Photography…
S:
Il termine Meraki deriva dal greco – come le mie origini – e significa “essenza di noi stessi”, fare qualcosa con la propria anima, passione e amore e mettere un po’ di sé in qualsiasi cosa si faccia. Con Meraki Photography diamo molta importanza alle piccole cose quotidiane e vogliamo mostrarne la bellezza. Ecco perché i nostri servizi fotografici durano generalmente un’intera giornata, per catturare tutti i momenti importanti della coppia o della famiglia davanti ai nostri obiettivi e garantire una vera e propria “esperienza”. Può essere una cerimonia, come il matrimonio o il battesimo, un compleanno, ma anche una situazione di quotidianità, un “giorno come un altro”. Le fotografie sono così molto spontanee, non in posa, perché vogliamo mettere in primo piano la coppia o la famiglia, non i fotografi.

A: Vogliamo far emergere e risaltare l’unicità dei nostri clienti, allontanandoci dalle fotografie “già viste” che sembrano tutte uguali. Ogni anno ci regaliamo un servizio fotografico per l’anniversario del nostro matrimonio, ci mettiamo dall’altra parte dell’obiettivo e capiamo sempre meglio cosa vogliamo, per noi e i nostri clienti.

Uno dei vostri settori principali è la fotografia di matrimonio…

A: Il fotografo di matrimonio non gode di particolare stima da parte degli altri fotografi e ci sono molti pregiudizi. Alcuni reputano i fotografi di matrimonio dei semplici “scattini”, dei manovali che scelgono questa professione solo per un riscontro economico. Secondo noi, però, esiste un altro modo di fotografare i matrimoni. La cultura fotografica è anche cultura generale, non ci si limita a catturare solo ciò che si vede, ma anche ciò che si sente. La fotografia di teatro e quella di matrimonio sono simili tra loro, solo che nella prima si recita, nella seconda è tutto reale. Emozioni, sentimenti, commozione… c’è tutto! Inoltre, nella fotografia di matrimonio convivono vari generi fotografici: ritratto, reportage, still life, fotografia di interni, food…

Quali sono le vostre fotografie migliori?
S:
Amiamo fotografare persone con un passato difficile. Ci piace chiamarli «guerrieri», e nelle fotografie risplende tutta la loro voglia di vivere. Una delle nostre immagini preferite è quella della pancia di una mamma in dolce attesa, abbracciata dal suo primo figlio, da davanti, e dal suo compagno, da dietro. Una fotografia che racchiude, in un solo scatto, l’amore in ogni sua sfumatura.

Come descrivereste il vostro stile?
A:
Quando fotografiamo, ci concentriamo sui soggetti, non sul paesaggio circostante. Tutta la nostra attenzione è rivolta all’amore e all’interazione tra le persone, ecco perché ci piace descrivere le nostre fotografie “senza luogo”. Scegliamo insieme un posto a loro caro, ma spesso lavoriamo anche a casa dei nostri clienti, come ad esempio durante il periodo dell’Avvento, mentre addobbano il loro albero di Natale o cucinano biscotti.

S: Lo definirei autentico, concentrato sulle emozioni. Credo che il nostro stile possa essere descritto con tre parole: intimità, gioia e calore.

Perché avete deciso di allontanarvi dalla fotografia in posa?
S:
Perché la fotografia in posa non ci rappresenta. Si crea un muro invisibile tra il fotografo e i soggetti ritratti… E poi, la vita non è in posa! Perché dovreste esserlo voi?

A: Nella posa, i soggetti non si guardano l’un l’altro, manca il contatto visivo tra loro. Se invece si lasciano le persone libere di essere ciò che sono e fare ciò che preferiscono, riescono a mostrare il loro lato naturale e spontaneo.

Lavorare insieme, essendo anche una coppia nella vita, non è per niente facile. Cosa ne pensate?
A:
Certo, ogni tanto discutiamo, ma in realtà ci completiamo. Io sono quello più «tecnico», Sara quella più incentrata sulle emozioni. Ma cerchiamo sempre di imparare l’uno dall’altro.


L’articolo originale lo potete trovare qui!

Ringraziamo ancora Sarah Coppola-Weber per questa bellissima intervista!


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